20 dic 2010

Torre Inglese


La quinta delle Cinque Torri d'Averau (che in verità non sono soltanto cinque, ma dieci dopo la caduta della Trephor nel 2004 …) da più di un secolo viene chiamata Torre Inglese. Come per tanti altri oronimi alpinistici, che spesso non hanno una storia molto antica, anche il perché di questo nome ha poco più di cent'anni. La torre, alta 53 metri e ben riconoscibile da Cortina (forse il punto ideale è il villaggio di Peziè, ma ce ne sono altri) per la sua forma a corno, fu salita in un giorno imprecisato d'estate del 1901. Gli uomini giunti per primi sull'esile sommità erano due guide ampezzane, Angelo Maioni Bociastorta (1866-1953) e Sigismondo Menardi de Jacobe (1869-1944) con un cliente inglese, G.W. Wyatt. In omaggio al britannico, da quel giorno la guglia si chiamerà molto semplicemente Torre Inglese. Obiettivo di una breve e divertente scalata, adatta ai principianti (sono due tiri di corda di III), sulla solida dolomia dell'Inglese hanno lasciato il nome alcuni personaggi importanti dell'alpinismo novecentesco: nel 1924 Casara tracciò senza volerlo una variante alla via normale; una dozzina di anni dopo Soldà salì da solo il liscio spigolo N, e cinquant'anni fa Pellegrinon e Fenti scalarono, forse non per primi, il fotogenico spigolo S. Per chi scrive, la Torre Inglese ha rappresentato la quarta cima salita con corda e moschettoni, dopo il Becco di Mezzodì e le Torri Lusy e Quarta Bassa. Era il 4 aprile 1976. Qualche anno dopo, infine, è stata una delle rarissime ascensioni compiute da solo, al tempo dei miei vent'anni.
La Torre Inglese, un giorno di brutto tempo (27/6/2009)

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