18 dic 2010

L’ometto di vetta più singolare che ricordo

L’ometto di vetta più singolare che ricordo? Lo scoprimmo trent'anni fa sulla Torre Lagazuoi, slanciato pinnacolo che sorge 500 m a NW di Forcella Travenanzes, e si stacca ben visibile dalle pareti retrostanti. Con Enrico avevamo salito la torre per la via aperta l’8/9/46 da Ettore Costantini, Mario Astaldi, Luigi Ghedina e Ugo Samaja: un percorso gradevole, breve ma sostenuto, un po’ rischioso per i sassi nella parte iniziale. A proposito: a pag. 219 del “Berti”, la relazione della via ha una data errata. Forse non poté essere salita l’8/9/44, perché quel giorno (vedi pag. 105) Costantini forse era altrove: infatti avrebbe dovuto aprire con Armando Apollonio una via sulla Croda da Lago da SE. Giunti in cima, nell’angusto spazio oltre il quale c’era l’infinito, vedemmo un mucchietto di pietre cementate fra loro e coperte da licheni verdastri, che forse nessuno aveva mai sfiorato: ed erano passati appena 35 anni dalla prima salita della Torre! Quell’ometto mi comunicò la stessa emozione che forse avrei provato di fronte a uno eretto da Siorpaes, Dibona o Preuss. Su quella cima silenziosa era l’unica testimonianza lasciata dall’uomo (e mi auguro che oggi, trent’anni dopo, non ve ne siano tante di più). Né croci, né libri di vetta, né tracce di sporcizia rovinavano il ripiano dove ci trattenemmo un lungo attimo, riposando le membra e rilassando la mente. Lassù ebbi una percezione strana: pur trovandoci in una zona non certo remota, accanto a luoghi noti e calpestati sia d'estate che d'inverno, eravamo sospesi su un quadratino pietroso a duecento metri da terra, dove prima di noi penso che pochi avessero avuto la ventura di salire, in un microcosmo in cui solo un cumulo d’antiche pietre scalfiva la naturalità del luogo. Mi dispiacque persino smuovere sassi al nostro passaggio: tant’è che, scendendo tramite un paio di aeree calate ed alcuni agevoli camini lungo la parete orientale, ci muovemmo quasi in punta di piedi. Forse non volevamo infastidire la Torre, che fino ad allora aveva avuto la fortuna di essere disturbata rare volte nella sua gran quiete.
Un ometto su una cima delle Dolomiti, 9/8/2004


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