08 dic 2010

Monte Elmo, una domenica di settembre

Nel 1877, nel volume “Wanderungen in den Dolomiten”, il pioniere dell'alpinismo Paul Grohmann dedicò alcune pagine ad una cima al margine delle Dolomiti, che ricordo come meta di un'escursione tranquilla e panoramica, una delle ultime di quest'anno: il Monte Elmo. L'Elmo è, per definizione, la prima e più occidentale cima delle Alpi Carniche, che iniziano a San Candido e si estendono per oltre cento km a cavallo del confine con l'Austria. Sulla vetta, displuviale fra la Valle di Sesto e la Val Pusteria, nel 1897 la Sezione dell'Alpenverein di Sillian eresse un piccolo rifugio. Dopo la Grande Guerra, divenuto bottino di guerra, il fabbricato fu acquisito dal Demanio italiano e utilizzato fino agli anni '70 per la sorveglianza del confine: oggi è diroccato. D´inverno, le pendici del Monte ospitano il maggiore comprensorio sciistico dell´Alta Pusteria, collegato a Sesto e Versciaco.
Per giungere in cima, è meglio servirsi della funivia che sale da Sesto. Dalla stazione superiore dell'impianto, dove c'è un ristorante, proseguiamo a piedi per la stradina 4, che traversa in salita verso E un ampio pendio boscoso e in meno di mezz'ora porta al Rifugio Gallo Cedrone, a 2150 m, in bella posizione e aperto quasi tutto l'anno. La nostra meta è già visibile.
Si continua ancora verso E per la strada fino ad un panoramico slargo, con alcune tabelle. A sinistra s'imbocca il sentiero 4A, che sale a stretti tornanti, contenuti da corrimani di legno, lungo l'erto costone erboso e roccioso, e dopo un'ora e un quarto dalla partenza si raggiunge la sommità e il rifugio diroccato. Accanto al fabbricato c'è una croce con il Cristo Vivo (Lebender Christus), scolpita da Josef Tschurtschentaler e portata in vetta nel 1958, poco dopo la firma italiana degli accordi per l´Europa unita, da 53 giovani di 7 paesi in collaborazione con la Guardia Confinaria.
Ammirato il vasto panorama che si apre verso le Dolomiti, dal Popera alla Croda dei Toni, Croda Rossa di Sesto, Tre Cime di Lavaredo e Paterno, Punta dei Tre Scarperi, Croda dei Rondoi e oltre, sulla Pusteria da una parte e i monti dell'Osttirol e della Carinzia dall'altra, è bello scendere per il sentiero Hüttensteig (20), che percorre la cresta opposta a quella di salita. Dai ruderi sotto la vetta ci si abbassa su un erto pendio, facendo attenzione alle rocce instabili, fino all'ampia dorsale prativa sottostante. La si segue per un sentiero poco marcato, verso l'arrivo di una seggiovia che sale da Versciaco e passando sopra il Rifugio Gallo Cedrone. Si può scendere direttamente a quest´ultimo, o più avanti seguire una lunga palizzata fino alla strada dell´andata, o infine continuare per l' Hüttensteig fino al piazzale della funivia.
Favorito dalla sua posizione a cavallo del confine, l'Elmo offre un panorama vasto e interessante, che ne fa un traguardo molto frequentato. La gita con punto di partenza e arrivo la funivia, comoda e senza difficoltà, può essere compiuta anche da famiglie con bambini. E' piacevole scendere per la cresta tra Italia e Austria, che offre interessanti scorci sulle valli e sui monti di qua e di là della frontiera.
Scendendo per la cresta, sullo sfondo l'Austria

Pala Perosego, storia di una cima solitaria

Dieci anni fa m'inventai da salire da solo sulla Pala Perosego, rilievo della cresta che affianca sulla sinistra orografica la Val Padeon, chiudendo la dorsale del Pomagagnon. Non immaginavo certo che sul libro di vetta, che portai su e chiusi in una scatola coprendolo coi pochi sassi dell’ometto, in cinque stagioni sarebbero apparse "ben" trenta firme di visitatori! Ero convinto di aver portato su quella cima dimenticata un libro solo per me, per il gusto di ritrovare ad ogni salita le firme mie e di qualche appassionato. Non è stato così: sulla Pala sono saliti locali e forestieri, anche stranieri, e qualcuno più volte. Il 15/8/2002 scendevamo dalla Punta Erbing. Nel bosco di Larieto, trovammo un compaesano che, con alcuni amici, rientrava proprio dalla Pala, raggiunta già diverse volte e dove torna spesso, amando i luoghi dove non circola nessuno. Diamine, è la mia stessa passione, anche se il più delle volte, per sfuggire alla folla che brulica nei luoghi più noti d’Ampezzo, scegliamo cime più corpose della Pala. In ogni caso, dal 2000 al 2005, circa 30 persone scelsero di salire i 15 metri di facile roccia che cingono la vetta della Pala, e percorsero l'impressionante crestina erbosa che termina in vetta. Nel 2007 dovetti portare su un nuovo libro, perché mi avevano comunicato che il precedente era stato distrutto dalle intemperie (???), e persi il conto delle visite, che comunque non sarà mai elevatissimo. Su quella stretta cima “climbers” dalle vie della Pala non ne spuntano mai, ed escursionisti dalla strada che dalla sella di Sonforcia traversa fra i larici fino a Forcella Zumeles, credevo neppure. Invece, qualcuno ha persino approfittato di una giornata serena di un inverno avaro di neve, per guadagnare una montagna irrilevante per chi fa incetta di cime alla moda, ma dove sicuramente non si dovrà mai fare a gomitate con alcuno!
La cima

La Madonna della Solitudine: un luogo, un nome, una nuova targa

Scrivo ancora della Madonna della Solitudine, perché da poco il luogo possiede un nuovo orpello: una targa di bronzo a ricordo del ivacco P...