05 dic 2010

Olivo e i suoi quarti gradi

Nel 1981 morì il professor Oliviero Olivo, cittadino bolognese ma di origini cadorine di Venas. E’ sepolto a Cortina, accanto alla moglie Eletta e al figlio Franco, caduto nel 1963 dalla Via Miriam della Torre Grande. Oltre che insigne cattedratico nel campo dell'anatomia umana, Olivo fu un ottimo alpinista. Fanno fede delle sue capacità numerose vie nuove sulle Dolomiti, realizzate tra il 1921 e il 1955, perlopiù in solitaria, nei gruppi degli Spalti di Toro, Duranno, Antelao e Marmarole, le cime di casa. Anche a Cortina però c'è una via di Olivo, quella tracciata il 19/8/1923 sulla Punta Marietta, massiccio torrione che si eleva dal fianco E della Tofana di Rozes e domina Forcella Fontananegra. Classificato di II grado, il percorso si tiene sul versante N della Punta, una montagna d’importanza del tutto trascurabile, e sale su roccia non sempre buona. Nel luglio 1994, a corto d’idee, cercammo di salire la Marietta e optammo dapprima per la via originaria di Műller con le guide Angelo Zangiacomi Zacheo e Luigi Bernard, che compiva proprio in quei giorni cento anni. Non avendola ben identificata (!), optammo subito per la Olivo. Nonostante però avessimo accerchiato la Punta da ogni lato, non riuscimmo esattamente a intuire neppure quella via: le pareti sembravano tutte maledettamente ripide, umide e friabili, e non potevamo credere, guardandole, che la salita si mantenesse nell’ambito, all’epoca per noi congeniale, del II grado della scala Welzenbach. Quando finalmente pensavamo di aver scovato l’attacco, ci preparammo e partii. Percorsi un tratto della lista iniziale, che traversa subito in piena esposizione e salii qualche metro verso l'alto: ad un ceto momento diedi un’occhiata in su, una preoccupata nell’abisso sottostante e ... girammo i tacchi. Pensai che, se era quello il II grado salito in solitaria dallo spericolato dottor Olivo 71 anni prima, chissà com'erano i suoi famosi IV gradi sull’Antelao e sulle Marmarole ...

Due idee per un pizzico di gloria

Chi ama andare in giro d'inverno su cime elevate, per vie poste a settentrione, magari con difficoltà medie ma – in stagioni normali – incrostate di neve e ghiaccio come si conviene (ma ce ne sono ancora?), avrebbe diverse possibilità di assurgere alle cronache, ripetendo itinerari che sinora, salvo smentite, attendono di essere ripetuti nella stagione fredda. Due idee per un po' di gloria invernale: lo spigolo Dibona sulla Cima Grande di Lavaredo, molto battuto d’estate, ma posto proprio a NE, e poi la via Schlögel-Innerkofler sulla parete E della Croda Rossa, aspettano ancora qualche volonteroso! Per quanto riguarda quest'ultima, credo che in 127 anni (tanto è passato dalla prima salita, della guida di Sesto Michele Innerkofler con un cliente) l'avvicinamento lungo la morena di un antico ghiacciaio, il versante di salita poco baciato dal sole, l’andamento della via per camini, canali e cenge, la discesa lunga e laboriosa, abbiano dissuaso molta gente dal mettervi mano. Una decina d'anni fa, per opera di guide sudtirolesi e alpinisti cadorini, il versante N della Croda Rossa fu fatto oggetto di due invernali del famigerato canalone Winkler, a destra della Schlögel, superato in solitaria da Georg Winkler nel 1887. Può darsi che l’interesse invernale per questa cima (dove c’è un’altra via che attende ripetizioni estive e nella stagione fredda da 97 anni) si fosse improvvisamente risvegliato?

Croda Rotta, montagna da evitare?

E’ un rilievo, invero non molto ardito, che chiude a ovest lo sperone della Punta Nera verso Faloria: già il suo nome, Croda Rotta, funge d...