29 nov 2010

Un ghiaione che sembra un pesce?

Un toponimo che identifica un luogo noto ai camminatori più curiosi e smaliziati: quello di “Graa” o meglio “Graon del pesc”, ossia “Ghiaione del pesce”. E' quel canale detritico ripido e abbastanza lungo, situato ai piedi del Pomagagnon e visibile fin dal centro di Cortina. Il ghiaione scende dai Crepe de Zumeles (una zona che, seppure di ridotta estensione, può vantare oltre 20 toponimi diversi), fra la Pala Magra e Spiolto. L'identificazione è un po' difficile da inquadrare, ma è immediato capire perché il canalone tira in ballo un pesce. La sua forma, infatti, ricalca proprio quella di un pesce, o di una clessidra, con una evidente strozzatura nel mezzo. Il ghiaione, percorso da tracce non segnate, permette di collegare velocemente i versanti N e S della dorsale di Zumeles, e viene percorso da alcuni tra coloro che seguono la III Cengia del Pomagagnon e, senza traversare fino a Forcella Zumeles, hanno fretta di calare a valle. Incidendo però una fascia di terreno ripida e instabile, peculiare dell'intero versante, il canalone non offre comunque una discesa fulminea, perché è fatto di detriti piuttosto grossi e duri; si trova però in un ambiente selvaggio e interessante, che qualche volta giustifica l'esperimento. Ho sceso il "Graon del Pesc" per almeno tre volte, l'ultima delle quali nel maggio '97, rientrando con mia moglie dalla III Cengia, e ricordo anche quella discesa con una certa simpatia.

Attenzione alle normali!

Sovente, lungo le vie normali che adducono alle cime delle nostre montagne (e non sono sempre necessariamente le più semplici), s’incontrano situazioni più o meno complesse, nelle quali sta la chiave dell’intera salita. Per conoscenza diretta e brevità espositiva, tra i tanti cito quattro casi. Sul Cridola in Cadore, una salita non molto impegnativa ma al tempo stesso non banale, occorre superare in salita e in discesa un camino di 5 metri, un po' problematico per chi ha le gambe corte. Sul Cristallo c’è la famosa Lasta, 3 metri piuttosto esposti e scarsi di appigli, dove un’anima pia infisse un chiodo per calarsi, se c’è bisogno, con un lungo cordino. Sulla via normale del Piz Popena c’è un canale, mediamente impegnativo ma normalmente coperto di neve dura, dove servono spesso i ramponi, a pena di scivolate rovinose. All’inizio della normale del Sorapisc, si alza un camino levigato, nei cui pressi sembra che i primi salitori abbiano sperimentato la corda doppia, e dove, per scendere, la corda è quasi indispensabile. Di conseguenza, si può affermare che spesso itinerari superabili in salita con discreta facilità, al ritorno possono opporre ostacoli anche seri, e in tal caso la previdenza non è mai troppa. Muoversi con un pezzo di corda, qualche cordino e moschettone nello zaino, per chi intende affrontare le classiche dei nostri monti, non è mai superfluo. Ricordo che cent'anni fa Angelo Moròto, brava guida ampezzana, precipitò dalla Lasta del Cristallo, tentando di salvare l’improvvido cliente che vi era scivolato; scendendo il canalone nevoso del Popéna, l’amico Ivano - sprovvisto di ferramenta – scivolò rimediando una nutrita serie di botte e lividi, soprattutto sul viso. Il mio è un caldo invito a non prendere mai sottogamba le vie normali delle crode dolomitiche. Alcuni di quei primi e secondi gradi celano insidie inattese e farsi male lungo quelle celebri e godibilissime salite è davvero un peccato!

Michl e la pulzella boema

Per mitigare l'irrequietezza dovuta alle condizioni meteorologiche di questo periodo, che ci hanno obbligato a passare un paio di domeniche nell'ozio anziché addentrarci fra i monti, darò notizia di una via normale dolomitica oggi totalmente abbandonata. La percorsi nel 1994 con Orazio, Roberto e Roland: non mi piacque per niente, non la rifarei più, ma devo ammettere che mi rivelò una cima intrigante dal punto di vista storico e panoramico. Si tratta della via di Michl Innerkofler e Mitzl Eckerth sulla Torre dei Scarperi-Schwabenalpenkopf, visibile fin da Misurina, che si eleva solitaria su un piedestallo cupoliforme alla testata di Val Campodidentro, a N delle Tre Cime. La via, scoperta nel 1883 dalla guida Innerkofler con la giovanissima cliente, probabilmente non è più quella originale, poiché durante la Grande Guerra, la Torre - strategico punto d’osservazione sulla zona adiacente - fu alacremente fortificata, l’accesso alla sommità fu facilitato artificialmente, vi si tennero combattimenti furiosi e la morfologia della montagna fu modificata da lanci di bombe, scoppi ecc.. Debbo ammettere che non trovai del tutto agevole la salita. La via sarebbe valutata di media difficoltà, ma è molto friabile, alcuni passaggi sono rischiosi e la spianata della vetta è aerea e malferma: quindi, soddisfazione ne provai ben poca. In ogni modo, personalmente fui contento d’esservi salito, almeno per una questione estetica: la Torre sorge, infatti, in un ambiente grandioso, al cospetto della “Magnifica Trinità”, di certo viene salita raramente e quelle rocce sgretolate videro pagine alpinistiche e belliche di rilievo. Della non ricordo bene soprattutto l’oscuro e stretto camino iniziale; nella discesa attrezzammo un paio di calate a corda doppia, perché ai residuati bellici non era il caso di affidarsi, e alla fine dei conti fummo beati di salutare di nuovo la terra. Però, volete mettere la contentezza, per noi che a queste cose ci teniamo, per aver calcato a 109 anni di distanza le orme del grande Innerkofler e della sua pulzella boema?

Fodàra Védla: un rifugio, una cappella, una storia

Il nome Fodàra Védla, presente in forme simili anche a Cortina (Fedèra, Fedaròla), Auronzo (Fedèra Vècia), Colle S. Lucia (Fedàre) e altrov...